di Malvina Giordana
Nel panorama italiano e non solo, la figura di Marina Cicogna Volpi di Misurata risulta di un certo interesse, in particolar modo rispetto alla legittimazione che ricevono alcune sue scelte distributive e produttive, a cui si associa ancora oggi parte del successo del cinema d’autore italiano su scala internazionale. La sua parabola, per quanto di breve durata – circa un decennio tra gli anni Sessanta e Settanta – disegna, infatti, il profilo della cosiddetta produttrice creativa, mediatrice dei processi economici e culturali che intervengono durante l’intera produzione di un film; curatrice, quindi, del rapporto tra valore espressivo ed esito commerciale di un’opera.Il suo nome è associato al successo di critica e pubblico di alcuni titoli importanti del patrimonio cinematografico italiano, su tutti Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto per cui ottiene il David di Donatello nel 1970 insieme al coproduttore Daniele Senatore, a cui fa seguito l’Oscar nel 1971. Più in generale, il suo lavoro come produttrice è legato alla storia della casa di distribuzione Euro International Films, la quale più complessivamente risponde alla famiglia Cicogna-Volpi che, al pari dei grandi nomi dell’industria italiana, inizia a investire nel cinema per ragioni prevalentemente finanziaria. Al suo esordio, Marina Cicogna viene infatti definita da Riccardo Redi “nobildonna lombardo-veneta figlia della grande industria e del grande capitale” e questo perché anche lei, come molti produttori di successo, deve la sua ascesa anche alla rete di conoscenze legate alla nobiltà industriale che la famiglia rappresenta.
La famiglia Cicogna entra infatti come azionista nella società Euro International Film nei primi anni Sessanta, quando questa – nata nel 1957 dalla liquidazione dell’Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC) – è già una casa di distribuzione solida, in grado di competere con società come la storica Titanus o la più giovane Cineriz, braccio distributivo del soggetto industriale Rizzoli. Nel passaggio tra la stagione 1958-59 e 1959-60, la Euro ha infatti quasi raddoppiato gli incassi delle prime visioni nelle città capozona e, come attestato dalla stampa specializzata, nel 1960 risulta tra le prime società italiane nella distribuzione, occupando un posto di grande importanza nel quadro del noleggio italiano. Nelle due stagioni successive, la Società cresce ancora e al suo sesto Congresso Nazionale vanta il terzo posto nella classifica nazionale con film di registi esordienti come Vittorio Caprioli e Giuliano Montaldo (rispettivamente Leoni al sole e Tiro al piccione, entrambi del 1961) o film esteri come Uno sguardo dal ponte di Sidney Lumet (1962).
Sono questi gli anni in cui la famiglia Cicogna, per volontà delle sorelle Marina e Annamaria Volpi di Misurata, rispettivamente zia e madre dei futuri produttori Ascanio e Marina, investono nella società per poi incidere anche sulla struttura verso la seconda metà degli anni Sessanta attraverso il lavoro dei due fratelli. Ma il legame con il cinema era già stato stipulato dal Conte Volpi di Misurata, ministro delle finanze del Regno d’Italia e nonno dei due produttori che, nel 1932, aveva fondato la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (allora Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica) con l’obiettivo di risollevare il turismo ricettivo di lusso e la clientela d’élite in seguito alla recessione. In quanto proprietario dell’Hotel Excelsior del Lido di Venezia – futuro luogo iconico del cinema internazionale – la Mostra fu il risultato di un lavoro di lobby di successo con le autorità comunali da parte della C.I.G.A., uno dei maggiori gruppi mondiali operanti nel settore alberghiero di alto livello, di cui Volpi era consigliere.
Oltre ai grandi capitali, dunque, Marina Cicogna vanta anche una rete di conoscenze che la qualifica sin da subito come figura cosmopolita tanto che, nonostante la mancanza di una formazione specialistica, entra alla Euro International Films come selezionatrice di film esteri da distribuire in Italia, seguita dal fratello Ascanio Bino Cicogna che nel 1967 ne diventa presidente.
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In una prima fase, dunque, Marina Cicogna è impiegata nell’orizzonte distributivo, accompagnando la crescita della società attraverso scelte rischiose (tra cui L’uomo del banco dei pegni, 1967; Bella di giorno, 1968; Helga, 1968) che ottengono però un certo riconoscimento culturale, permettendole di assumere un ruolo di maggiore rilievo nella società. La sua firma come produttrice, di conseguenza, si legherà al cinema d’autore e “di qualità” (a titolo di esempio: Teorema, 1969; La classe operaia va in paradiso, 1971; Mimì metallurgico ferito nell’onore, 1972) della seconda metà degli anni Sessanta fino ai primi anni Settanta, momento in cui il cinema italiano raggiunge il suo picco produttivo e commerciale prima del successivo declino. Il suo esordio avviene nel 1968 insieme al fratello Ascanio con il film I giovani tigri di Leonviola, ma il primo progetto per cui può vantare piena autonomia e una partecipazione di natura autoriale è Metti, una sera a cena di Patroni Griffi dell’anno successivo, progetto coprodotto insieme a Giovanni Bertolucci e trampolino di lancio per la futura diva Florinda Bolkan, con cui la Euro sigla un contratto che sarà longevo. Da allora Marina Cicogna costruirà una rete professionale di presenze prestigiose e innovative nella scena cinematografica italiana e internazionale che sarà in grado di mettere a valore per alcuni anni.
L’intervento dei fratelli Cicogna, infatti, è circoscritto tra il 1967 e gli inizi degli anni Settanta, quando Bino muore suicida all’alba del decennio e la società torna in mano ad Anna Maria Cicogna. Sebbene nel 1972 la Euro sua ancora al primo posto tra le case di distribuzione operanti in Italia, come dimostrano i documenti societari e attestano le riviste specializzate, di lì a poco la società dovrà affrontare un tracollo finanziario che la porterà in pochi anni al fallimento nel 1977.
Sono una manciata anni di intensa attività, dunque, in cui i due fratelli si impongono, sebbene in modo diverso e con ruoli differenti all’interno della società di famiglia, come produttori: Bino amministra diverse società, producendo spesso con il sostegno delle grandi compagnie americane – come la Paramount per C’era una volta il West (1968) di Sergio Leone – mentre Marina lavora prevalentemente con un gruppo di autrici e autori (Liliana Cavani, Giuseppe Patroni Griffi, Elio Petri, Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmüller, Giulio Questi), attrici e attori (uno star system cosmopolita che mette insieme figure diverse Florinda Bolkan, Mariangela Melato, Terence Stamp, Gian Maria Volonté), produttori (Giovanni Bertolucci, Franco Rossellini, Daniele Senatore), a partire da un progetto estetico più complessivo e coltivando così l’immagine della produttrice creativa. In questa manciata di anni la Euro è infatti “la distribuzione-guida del mercato nazionale e una delle «Major Companies» sul piano internazionale”, superando anche la CIC (Cinema International Corporation) che riuniva in Italia i tre colossi americani Universal, Paramount e Walt Disney, con cui Marina Cicogna avrà poi a che fare nell’ultimissimo suo periodo di attività.
Per quanto la sua figura risulti in realtà solo parzialmente autonoma rispetto all’organizzazione familistica che regola l’industria cinematografica italiana, non è possibile eludere la grande forza simbolica legata al suo ruolo pioneristico in materia di politica culturale.
Stando ai dati desunti dall’Anica sui credits dei film prodotti o coprodotti dall’Italia tra il 1949 e il 1969 emergono solo dieci nomi di produttrici italiane, di cui Marina Cicogna risulta l’unica ad aver prodotto più di un film. In virtù delle coproduzioni esplose sul piano quantitativo in seguito al “Nuovo ordinamento dei provvedimenti a favore della cinematografia” (legge 1213/1965), risulta il nome di una produttrice francese che, per importanza, possiamo assimilare a Cicogna: Christine Gouze-Rénal, affiliata alla casa di produzione Progefi e legata alla popolarità della figura di Brigitte Bardot, similmente a come Cicogna era legata al successo di Bolkan.
Con i produttori Franco Rossellini e Daniele Senatore condivide la medesima visione di cinema e, insieme, supporteranno il lavoro di Pier Paolo Pasolini ed Elio Petri. Con Pasolini lavora a Medea (1969) ma sostiene soprattutto il progetto di Teorema (1968), del cui impianto estetico vanta una sorta di co-autorialità, espressa soprattutto nella scelta di Terence Stamp come attore protagonista; con Petri lavora a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) e a La classe operaia va in paradiso (1971), consolidando anche il rapporto con Gian Maria Volonté dopo che quest’ultimo, già contrattualizzato per Metti una sera a cena, si ritirò dal film venendo poi sostituito da Tony Musante. L’ingresso negli anni Settanta è anche segnato dal rapporto con Lina Wertmüller e Liliana Cavani, oltre che con Franco Zeffirelli, i cui film portano la Euro in testa al giro di boa di fine maggio del 1972, in particolar modo grazie a Mimì metallurgico, ferito nell’onore (Lina Wertmüller) e Fratello Sole, Sorella Luna (Franco Zeffirelli), insieme a circa una ventina di altri titoli.
Ma dopo la morte di Ascanio, il sostegno della Euro al progetto cinematografico ipotizzato da Marina viene meno e la vicenda, infatti, può dirsi quasi conclusa. Falliranno le intenzioni di produrre Il conformista e Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, il Portiere di notte di Liliana Cavani, e Marina si limiterà a produrre due film di De Sica (Lo chiameremo Andrea, 1972; Una breve vacanza, 1973) per conto della CIC e più avanti, per Rizzoli, il film di Alberto Sordi Il comune senso del pudore (1976) in cui figura anche come attrice nel quarto episodio, per poi abbandonare il campo senza farvi più ritorno in veste di produttrice.
La parabola della Euro non si può dire ancora conclusa ma certamente già a metà degli anni Settanta si può considerare esaurito quel progetto che mirava a far coincidere successo economico e riscontro sul piano culturale attraverso investimenti audaci legati ad autrici e autori spesso visionari. Marina Cicogna tornerà in Italia negli anni Ottanta, quando la Euro è già stata liquidata, e verrà poi impiegata per circa tre anni al MiBACT nella selezione dei film per il finanziamento ministeriale con Paolo Mereghetti ed Enrico Magrelli per poi rimanere come spettatrice attenta delle fasi più difficili del cinema italiano, fino ad oggi.
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