di Martina Zanco
Erich Linder nasce nel 1924 da genitori ebrei a Leopoli. Vive i primi anni di vita a Vienna ma con l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, nel 1934, si trasferisce a Milano. Nella città, frequenta la scuola ebraica di via Eupili e porta a termine le prime esperienze lavorative in qualità di traduttore e redattore. È firmata da Linder la traduzione edita da Bompiani del libro di T. E. Lawrence, I sette pilastri della saggezza (1922). Il mediatore culturale collabora poi con l’editore Corticelli, e, con Adriano Olivetti, figura tra i promotori delle future Edizioni di Comunità. Diviene successivamente responsabile dell’ufficio esteri della casa editrice Bompiani.
Nel 1951, Erich Linder giunge ad assumere la gestione e una quota societaria dell’Agenzia Letteraria Internazionale. Fondata nel 1898 da Augusto Foà, l’ufficio aveva focalizzato la propria attività sull’acquisto di diritti di narrativa estera di consumo da rivendere a case editrici, a giornali e a riviste italiane come «Il Corriere della Sera» o «Film». A partire dagli anni Quaranta l’agenzia aveva avviato anche le funzioni di rappresentanza di scrittori italiani e tra i clienti che per primi si erano avvalsi di questo genere di servizi vi erano Dino Buzzati e Pier Antonio Quarantotti Gambini.
L’ingresso di Erich Linder alla direzione dell’ALI segna una vera e propria svolta per gli affari dell’agenzia che, nel giro di trent’anni, passa da alcune centinaia di voci in bilancio a quasi diecimila. L’agente arriva a rappresentare interi cataloghi editoriali. Rifornisce aziende come Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Garzanti e Bompiani, divenendo un “tassello fondamentale” nel placing dei testi stranieri in Italia. Il mercato statunitense passa quasi tutto nelle sue mani e anche la scuderia di autori italiani rappresentati dall’ufficio viene incrementata.
I legami istituiti da Linder non interessano però esclusivamente il mondo dell’editoria. Il complessivo ampliamento dei contatti dell’ALI agisce su più fronti mediali, invitando a ragionare sul ruolo dell’agente anche in altri settori, come il cinema:
Linder assunse le proporzioni di un demiurgo che controllava, regolava, dirigeva tutti i contatti fra il mercato librario italiano e i grandi editori e autori internazionali di cui godeva la fiducia personale. Dipendevano da Linder le opzioni, le cessioni dei diritti di traduzione e di sfruttamento (Gianpaolo Dossena, Linder agente segreto del libro, «La stampa», 24 marzo 1983)
A partire dal 1957 l’industria cinematografica vive un momento di espansione che comporta lo sviluppo di grosse organizzazioni produttive e tecniche, reti distributive più ampie e grandi catene di cinema. Sul lungo periodo il cinema non sarà in grado di mediare le conseguenze di un progresso direzionato verso la globalizzazione e la multimedialità. Ciononostante, e perlomeno fino alla metà degli anni settanta, i professionisti del settore sembrano comunque provare a sperimentare nuove strategie liminari per rispondere a uno spettatore sempre più intermediale.
L’editoria italiana, per esempio, compie una parabola simile, raggiungendo una fascia più nutrita di lettori anche grazie all’aggiornamento dei meccanismi di promozione e rivendita. Di conseguenza, le case di produzione si avventurano di frequente nelle terre della narrativa, per l’acquisto di diritti di riduzione cinematografica e per questioni pubblicitarie. Molte volte ci si accorda infatti tra i due settori per orchestrare congiuntamente la promozione di film legati a volumi: inserire i rispettivi richiami nei prodotti o nei corredi pubblicitari, organizzare cocktail o eventi con personalità provenienti dai due ambiti e così via. Il tandem cineditoriale istituito dall’editore Bompiani e Dino De Laurentiis per il film Jovanka e le altre (Martin Ritt, 1960) e per la commercializzazione del volume omonimo (scritto da Ugo Pirro e basato sul soggetto della pellicola) richiede un anno di preparativi e comporta costi organizzativi altissimi.
All’interno di questa sfera, Linder sembra coordinare le attività dell’ALI al fine di garantire una maggiore sistematicità dei rapporti tra le due industrie. Stando a una prima stima della client list dell’ufficio, tra gli anni quaranta e gli anni ottanta, nonché soprattutto in concomitanza dell’arrivo di Linder, l’agenzia intrattiene rapporti con più di quattrocento personalità provenienti o in qualche modo riconducibili al mondo del cinema, attive non soltanto nel campo dell’editoria di settore.
Nel network relazionale dell’ALI compaiono nomi di critici come Tullio Kezich e Giovanni Grazzini o di importanti riviste cinematografiche come «Bianco e nero» e «Cinema». È possibile reperire corrispondenze con i registi Folco Quilici, Anton Giulio Majano, Michelangelo Antonioni, Cecilia Mangini, Ermanno Olmi. Per quanto concerne invece gli sceneggiatori, si possono ricordare Mino Roli, Ugo Pirro, Cesare Zavattini, Sergio Amidei, Bernardino Zapponi. Non mancano inoltre nomi di attori noti come Vittorio Gassmann, Amedeo Nazzari e Sandra Milo.
Il maggior numero di contatti chiama tuttavia in causa le case cinematografiche. Sono frequenti gli scambi con le major: Metro Goldwin Mayer, Paramount Film Inc., Twentieth Century Fox, United Artists Corporation, Columbia Pictures, Warner Bros. e Universal. Nel network sono altrettanto presenti gli industriali protagonisti del cinema italiano come Lux Film, Vides, Titanus, Rizzoli Film, Luigi Rovere, Dino De Laurentiis Cinematografica s.p.a., Carlo Ponti, PEA, Alfredo Bini; o la miriade di piccole case peculiare del panorama produttivo di quel tempo: Slogan Film, Dora Cinematografica, Ibis Film, Italvictoria Film, Cine Doris s.p.a. ecc.
Secondo una parziale analisi qualitativa del fondo ALI, gli industriali del cinema si rivolgono spesso all’ufficio questioni attinenti ai diritti di riduzione cinematografica di opere letterarie: per richiedere lo stato di questi ultimi, per negoziarne l’acquisto, o per eventuali problematiche ulteriori. Nel 1962, per esempio, la Lux film contatta l’ufficio per richiedere l’estensione dei diritti del romanzo Il mulino del Po’ scritto dal cliente dell’ALI Riccardo Bacchelli.
Le trattative per l’adattamento del romanzo The Fair Bride di Bruce Marshall (1953), i cui diritti vengono acquistati il 9 dicembre 1953 dalla Titanus e successivamente ceduti dalla casa alla MGM, richiedono invece lunghe negoziazioni. Linder, in particolare, si adopera per risolvere le problematiche sopraggiunte tra autore e produttori circa il titolo della pellicola, le “citazioni” sull’apparato pubblicitario e le questioni di tutela del droit moral.
Lattuada e Del Poggio presentano a Locarno Il Mulino del Po’, «La settimana Incom», 15 settembre 1949.
Telegramma di Linder alla Titanus (FAAM, ALI, Serie 1959, b. 24, fasc. 14, 25 novembre 1959) relativo alle trattative per il film La sposa bella (Nunnally Johnson, 1960)
L’agenzia gestita da Linder offre in aggiunta un interessantissimo «servizio di scouting». Nel 1961 l’ALI segnala per esempio alla Titanus due opere dell’autore statunitense Erskine Caldwell, Terra tragica (1946) e La mano di dio (1949), adatte per un’eventuale realizzazione cinematografica in Italia. Un’offerta analoga e relativa all’opera Flight to Afar di Alfred Andersch (1958) viene inoltre spedita a Franco Cristaldi.
Lettera dell’Agenzia Letteraria Internazionale all’avvocato Franco De Simone Niquesa, FAAM, ALI, Serie 1961, b. 33, fasc. 13, 27 aprile 1961.
Più in generale, Linder sembra volersi inserire nel sistema produttivo cinematografico facendo agire l’ALI nell’ambito di una variegata gamma di prassi marginali, di norma difficilmente documentabili. Una dimostrazione di questo genere di attività è la singolare funzione di rappresentanza svolta per conto di Archibald Colquhoun: un rinomato traduttore e conoscitore della letteratura inglese che consegue il successo grazie all’edizione inglese del romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1958), pubblicata nel 1960. L’ufficio diretto da Linder avvia una negoziazione con la Titanus proprio per impiegare il lavoro dell’autore quale base del doppiato inglese della pellicola Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963).
Gli industriali del cinema si rivolgono a Linder anche per affari riguardanti le iniziative da loro condotte in ambito editoriale, come per esempio richiedere il piazzamento di critiche strategiche nei periodici italiani o per questioni relative a libri legati a film editi all’estero da pubblicare in Italia.
Si tratta di un ruolo da non sottovalutare. L’intermediario può infatti potenzialmente deviare le strategie pensate dalle società cinematografiche per i prodotti cartacei. Di fronte, per esempio, al compito di vendere agli editori italiani i diritti di traduzione della novelization Last tango in Paris di Robert Alley (1972, tratta dalla pellicola bertolucciana dello stesso anno), Linder manifesta una chiara ritrosia e ha una visione assai diversa, rispetto alla United Artists, del tie-in più idoneo al film.
Michael Sinclair, Come rubare 1 milione di $ (e vivere felici), Bietti, 1966
Rientra in questo genere di mansioni anche una costante attività di raccolta e fornitura di informazioni svolta dall’ufficio. L’ALI fornisce titolo, credits, data di uscita di film agli editori o ai possibili acquirenti di opere adattate o di novellizzazioni. Allo stesso tempo, l’agenzia inoltra informazioni sui volumi alle case cinematografiche per armonizzare la divulgazione congiunta dei prodotti.
Per la traduzione della novellizzazione di Michael Sinclair, Come rubare un milione di dollari (e vivere felici) (1966, dal film di William Wyler) l’ALI contatta per esempio la DEAR FILM, la quale scrive:
In risposta alla vostra del 3 c.m., vi informiamo che il titolo italiano del film “How to Steal a Million and Live Happily ever after” sarà “COME RUBARE UN MILIONE DI DOLLARI E VIVERE FELICI”. Vi comunichiamo che il film sarà programmato in Italia nel prossimo autunno. Vi accludiamo il cast (FAAM, ALI, Serie 1966, b. 35, fasc. 10, 13 maggio 1966).
In un articolo scritto in memoriam di Erich Linder nel 1992, Oreste del Buono ricorda come Renzo Zorzi abbia accusato Erich Linder di essere stato corresponsabile dell’industrializzazione dell’editoria italiana. Che cosa pensare, complessivamente, sulla sua “posizione cinematografica”? Al di là delle funzioni finora attribuite all’agenzia da lui capitanata, un aspetto risulta in questo senso più significativo di altri. Per gli industriali del cinema italiano, Linder sembra rappresentare un punto di riferimento costante in quanto alle questioni provenienti dal mercato cine-editoriale americano. In merito alla traduzione in inglese della sceneggiatura della Sposa bella gestita dall’agenzia, Silvio Clementelli sostiene: “Se eravamo in grado di assicurare con il nostro artigianato, che tanti sospetti suscitava inizialmente, un livello professionale e una confezione di grande qualità, poi non avevamo l’autonomia e la competenza per discutere sulla validità di un dialogo in inglese o sulla tenuta di un copione […] non eravamo in grado di capire la velocità con cui il mercato americano cambia e brucia le formule del successo”, cit. in Guido Balozzetti et al. (a cura di) Modi di produzione del cinema italiano. La Titanus, Di Giacomo, Roma, 1986). Nel 1967, Elio Petri chiede invece all’intermediario di tenerlo aggiornato circa le sorti un film Paramount che racconta la “stessa storia” di cronaca su cui il regista aveva basato il suo Attic Lover.
Non solo, dunque, uno “sceriffo dell’editoria”, “con un autentico potere dalle nostre parti, quello che ha regolato le carriere di autori italiani e stranieri”, “imposto norme di condotta, di reciproco rispetto agli editori, che insomma ha applicato la legge, la sua legge, in questo selvaggio West”, per dirla nuovamente con Oreste del Buono. Erich Linder sembra infatti aver avuto anche un qualche non trascurabile peso nella sistematizzazione e nell’aggiornamento dei rapporti tra industria editoriale e cinematografica nel paese: un ruolo assai articolato, il cui peso è ancora tutto da stabilire.
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