di Barbara Corsi, Andrea Mariani
La figura professionale di Eitel Monaco (Montazzoli 16 maggio 1903 – Roma 4 febbraio 1989) si forma su due fondamentali esperienze: la fede cattolica e l’ingresso lavorativo nella Confederazione dell’Industria Italiana.
La militanza, da studente di giurisprudenza, prima nella FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) poi nel Partito Popolare, ne certificano l’appartenenza ideologica e lo mettono al riparo dall’accusa di aver aderito fino in fondo al fascismo, nonostante la sua carriera decolli proprio sotto il regime. L’anima cattolica è la struttura portante della sua personalità e si traduce operativamente nello spirito di adattamento ai diversi governi, e alla capacità di mediare e dialogare con qualunque interlocutore. “Ha la qualità dell’olio”, scrive di lui Cinespettacolo.
(Intervista a Barbara Corsi,
Roma, 15 settembre 1957)
Ecumenismo cattolico e spirito corporativo si innestano su una solida base di pensiero industriale, derivata dall’ingresso nel mondo del lavoro, nel 1926, come giovane segretario dell’Unione degli industriali di Roma e del Lazio, alla quale afferisce la Federazione degli industriali del teatro e del cinema. In quella sede Monaco ha modo di conoscere in profondità la struttura e i problemi dell’industria cinematografica, al punto da diventare nel 1934 segretario e nel 1937 presidente della FNFIS.
Nel suo lunghissimo mandato di rappresentante di produttori e distributori (FNFIS 1937-1941; ANICA 1949-1971), l’approccio industriale non escluderà mai le istanze culturali, soprattutto nell’ottica di elevare la qualità professionale e l’affidabilità economica degli imprenditori del cinema.
Solo in un’occasione Monaco esplicita il proprio riferimento ideologico e culturale con la partecipazione attiva all’agone politico, e lo fa per difendere l’industria cinematografica, ovvero l’altro polo della sua fede. Alle elezioni amministrative di Roma del 1952, Monaco si candida nelle liste della Democrazia Cristiana con l’intento di dare rappresentanza al comparto cinematografico in quanto strategico per l’economia della città. Fra i fattori che il presidente dell’ANICA cita come decisivi per spiegare la rilevanza socio-economica del settore, vi sono la stretta cooperazione fra le organizzazioni dell’industria e dei lavoratori, l’affiatamento e l’armonia fra le categorie.
Vigilia di elezioni, Settimana Incom 1078001, 22/05/1952
(Intervista a Barbara Corsi,
Roma, 15 settembre 1957)
Sullo scottante tema della legge sul cinema, Settimana Incom 01832, 23/10/1959
“Il cinema è fatto di cultura e di idee oltre che di danaro, e non si possono applicare nei suoi confronti le stesse restrizioni che un Governo può opporre al caffè o al cotone estero”
Eitel Monaco dichiara nettamente la sua posizione liberista nel dibattito politico che si sviluppa all’avvicinarsi di ogni scadenza di legge, e che, in particolare nel 1949, vede contrapporsi il contingentamento delle importazioni chiesto dagli autori, al rifiuto del protezionismo professato dagli industriali.
Sono altre le misure statali che il rappresentante delle categorie imprenditoriali ritiene vitali per l’industria. Coerentemente con la linea tenuta quando era a capo della FNFIS, anche da presidente dell’ANICA Monaco difende con forza i contributi automatici sugli incassi, con una netta preferenza per l’aliquota unica, ovvero basata sul criterio del successo del prodotto e non sul suo contenuto. Se quella sui ristorni (intesi come parziale restituzione di una tassazione eccessiva) è la rivendicazione principale nei confronti dello stato, condivisa col presidente dell’AGIS Italo Gemini, sul fronte del commercio la strategia di Monaco punta a incentivare le esportazioni e la circolazione del prodotto, e subordina le eventuali restrizioni a un patto fra le parti.
Il suo capolavoro diplomatico in questo senso è l’accordo ANICA-MPEAA (Motion Picture Export Association of America) del 1951, che, dietro un parziale rientro di valuta concesso alle società statunitensi, stabilisce una serie di misure a favore dell’industria italiana, fra le quali un tetto all’importazione del prodotto americano.
Corollario degli accordi è la costituzione della società ACI spa (Attività Cinematografiche Italiane), creata nel 1956 da Monaco e Giuseppe Tavazza allo scopo di gestire i titoli di deposito obbligatorio ceduti dalle compagnie americane. Fino al 1963 il denaro dei depositi serve a garantire i prestiti accesi presso gli istituti bancari dalle imprese aderenti all’ANICA.
In questo modo Monaco riesce a volgere a vantaggio dell’industria italiana i dispositivi contenuti nella legge cinematografica del 1949 e negli accordi ANICA-MPEAA, senza chiedere ulteriori protezioni allo stato né derogare al principio della libera circolazione di capitali.
(Intervista a Barbara Corsi,
Roma, 15 settembre 1957)
Ancor prima di intavolare trattative con l’americana MPEAA, Monaco instaura un intenso dialogo con gli industriali europei per dar vita a un grandioso progetto, che corrisponde maggiormente alla sua cultura e ai suoi ideali: l’Unione Cinematografica Europea.
In grande anticipo sulla politica, il progetto viene concepito già nel 1946, quando i rappresentanti degli industriali italiani e francesi cominciano a premere per un accordo di coproduzione, che sarà ufficializzato solo nel 1949. Monaco era già stato artefice di relazioni di scambio con alcune cinematografie europee durante il Monopolio dell’importazione cinematografica (1939-43), ma stavolta l’intento è quello di espandere l’esperienza per costruire, a partire da una fitta rete di coproduzioni, un mercato comune in grado di competere con quello americano.
Gli obbiettivi del progetto sono molteplici e interessano tutte le cinematografie europee: la collaborazione produttiva per incrementare i finanziamenti e la qualità del prodotto; la circolazione dei film in un territorio ampio, che superi i confini nazionali; la crescita del bacino di pubblico; l’azione comune per limitare e rendere omogenea la tassazione sul cinema, che grava eccessivamente sui ricavi; l’autonomia dell’industria cinema dagli aiuti di stato; la difesa dell’identità e della cultura europea.
Le linee strategiche dell’Unione cinematografica e le potenzialità del mercato unico europeo sono chiaramente esposte nel volume Cinema Europeo (1953) di Enrico Giannelli, segretario dell’UNPF e capo ufficio studi dell’ANICA, sodale di Monaco in questo progetto, insieme all’altro convinto sostenitore, il produttore Renato Gualino.
Nel 1955 Monaco si spinge a dichiarare che “le trattative, almeno sul piano industriale e professionale, sono molto avanzate” e auspica che l’Unione Europea del film divenga una realtà concreta entro pochi mesi. In realtà, negli anni seguenti il progetto decade, logorato dalle estenuanti trattative sull’unificazione delle norme degli aiuti statali nazionali al cinema. Monaco però non smetterà mai di lavorare per favorire accordi di collaborazione europea, intesi nel senso più ampio possibile e comprendenti anche i paesi del blocco sovietico
In questa sua linea di gestione dell’Anica, il suo capolavoro diplomatico sono gli accordi Anica-Mpaa e il meccanismo dell’acquisto dei buoni di doppiaggio con l’ACI, gestito con Giuseppe Tavazza.
Coerente con la sua posizione di apertura nel commercio cin è la partecipazione a tutti gli organismi industriali internazionali e il grande attivismo nello stabilire accordi di coproduzione il più possibile ampi
(Intervista a Barbara Corsi,
Roma, 15 settembre 1957)
Milano, riunione del BIC: relazione di Eitel Monaco, Settimana Incom 02419, 01/11/1963
Un aspetto importante del carattere istituzionale di Monaco è legato all’azione costante e varia di comunicazione del funzionamento dell’industria e della sua rilevanza economica e culturale. Per far funzionare l’industria, insomma, bisogna farla conoscere. Monaco compie quest’opera di divulgazione in due direzioni: la prima rivolta verso l’interno del corpo industriale e legata alla creazione di una cultura d’industria nei suoi vari comparti, la seconda rivolta verso l’eterno e tradotta in un’intensa opera di promozione e pubbliche relazioni.
Negli innumerevoli convegni e nelle lezioni alle università a cui partecipa, Monaco diffonde l’idea di un serio comparto professionale che può garantire lavoro e ricchezza. È una politica e una visione che il presidente dell’Anica traduce – da abile uomo di apparato –, con attività associative e un posizionamento tattico sempre efficace. Investe ad esempio attenzioni ed energie nell’integrazione tra industria e mondo della cultura, compiendo passi significativi nell’organizzazione interna dell’Anica (si pensi alla creazione del Centro studi diretto da Enrico Giannelli per potenziare la ricerca sui dati a servizio dell’industria) ma anche posizionandosi nei comparti della formazione di eccellenza, come nel 1956 il suo ingresso nella commissione nazionale per il cinema scientifico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In generale interviene nel dibattito pubblico per sottolineare che la dimensione culturale del cinema non deve essere disgiunta da quella industriale, sollecitando la collaborazione di categorie che una certa pubblicistica vuole antitetiche all’industria: si pensi anche solo al convegno “Il cinema e gli scrittori”, promosso dal centro studi Anica e dal sindacato nazionale scrittori nel 1957.
Infine dà molto valore alla promozione internazionale del prodotto italiano con la creazione dell’Unitalia e dell’IFE – Italian Films Export, deputati a facilitare la circolazione del cinema italiano all’estero, o con l’organizzazione delle “settimane del cinema italiano”, lanciate in vari paesi. Ricopre anche incarichi di prestigio internazionale, come quello di vice-presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni di Produttori di Film (Fiapf) nel 1950, e di Delegato generale del Bureau International du Cinema, dal 1960 al 1965.
(Intervista a Barbara Corsi,
Roma, 15 settembre 1957)
Grande convegno sul tema cinema e censura, Settimana Incom 02011, 16/12/1960
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